nel nostro bosco

 

 

 

le   ortensie creano macchie di

colore fra i tronchi dei pini tagliati,

ricambiano le cure che abbiamo dedicato

loro regalandoci una fioritura rigogliosa.

 

 

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cestino

 

 

                                                                          porta uova  utilizzato per una composizione rustica: fiori di carota selvatica raccolti

                                                                          lungo le scarparte, semi di finocchio, qualche bocciolo di rosa e  vellutine dell’orto

                                                                          grappolini di ribes, 

 

il cardellino

 

 

ghiotto di semi, non si era accorto della mia presenza e ha lasciato

che mi avvicinassi,

d’un tratto mi ha vista, mi è sembrato sorpreso più che spaventato,

i semi erano troppo buoni…..non è fuggito!

 

 

 

 

 

osservando

bombi, ghiotti di polline, sui girasoli dell’ortino

la saponaria

 

 

 

 

 

 

                  La sinfonia dell’umile campagna

                 s’innalzava dal prato, dal pollaio,

                 dal muro biancocalce, dal pagliaio

               dove lanciava l’asino i suoi ragli.

               Feniere sghembe sulle mura, paglia,

               e la strada gemmata che moriva,

               polverosa tra i fiori,

               nel fitto grembo della saponaria.

               Bianca luce nell’aria, l’accostavo

              timoroso alle guance. Ma lo stelo,

              non veduto, rigava le mie mani

              di succo verde, d’interno veleno.

 

               da “La Colombera”  Silvio Riolfo Marenco

 

            La saponaria fa parte del bagaglio dei ricordi di ognuno  di noi vissuti in campagna:

            ………..accanto al luogo in cui la passerella si adagiava nel sentiero, erano stati ricavati, dal greto del fiume, piccoli  laghi.

Il loro bordo era circoscritto da ciottoli per fermare la corrente, sul lato verso la riva era posta una larga pietra sulla quale le donne, in ginocchio su una 

piccola panca di legno, facevano il bucato.

Il pezzo di sapone veniva riposto in un incavo della pietra affinchè non scivolasse via; in tal caso sarebbe stato compito di noi bambini correre a 

ripescarlo lungo il fiume sulla cui superficie inseguivamo le schiuma e le bolle di sapone.

Intorno ai lavatoi del fiume fioriva la saponaria………

 

grazie Lori

 

 

 

per tutti i cadeaux che ci fai con i tuoi schemi

eleganti, raffinati. 

Appena hai pubblicato questo schema ho pensato

di ricamarlo perchè fare un dono, un dono con

tutto il cuore, è una cosa bella!  

Se verrai a trovarmi sul blog, spero tu abbia

una gradita sorpresa.

Ho usato il filo rosso sfumato, cosa ne pensi?

il girasole

                           Portami il girasole ch’io lo trapianti

                           nel mio terreno bruciato dal salino,

                           e mostri  tutto il giorno  agli azzurri specchianti

                           del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

                          

                           Tendono alla chiarità le cose oscure,

                            si esauriscono i corpi in un fluire

                            di tinte: queste in musiche.  Svanire

                             è dunque la ventura delle venture.

 

                             Portami tu la pianta che conduce

                              dove sorgono bionde trasparenze

                               e vapora la vita quale essenza;

                               portami il girasole impazzito di luce.

 

                              da “Ossi di Seppia”  Eugenio Montale 1926

 

Mi intenerisce l’invocazione del poeta: portami il girasole,

è quasi una preghiera. 

Il girasole come un balsamo che disseti il suo animo arso

“dall’amara meraviglia”  che percorre tutta la poesia  di Montale;

ma è dolce la consapevolezza che svanire è dunque la ventura

delle venture , quell”esaurirsi dei corpi in un fluire di tinte e poi ancora

queste in musiche ha in sè qualcosa di magico, di puro, di essenziale.  

Il girasole è dunque un simbolo per Montale, la mano che  può

condurlo  dove vapora la vita quale essenza e ancora invoca:

portami il girasole impazzito di luce.

Al di la delle considerazioni filosofiche alle quali il poeta  invita, 

mi colpisce la luce che il girasole  emana, il suo volgere la corolla,

come un volto ansioso, verso il cielo, verso una verità.

 

 

 

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