la vecchia ferriera e la rosa rossa

 

questa casa diroccata mio nonno la ricordava già così,

si dice fosse stata  una ferriera.

Il tempo le ha risparmiato altre umiliazioni e   protegge

quelle pietre che si ostinano a resistere ancora, una sull’altra.

L’arco di ingresso, libero dalla vegetazione, era ornato da rose

rosse piantate in quel luogo chissà quando? chissà da chi?

Ad ogni primavera, passando accanto alla vecchia ferriera, mi

aspetto che almeno una rosa si intraveda fra le sterpaglie, i rovi,

il sambuco,  prepotenti invasori di quell’angolo incolto.

Oggi, ancora una volta ho visto la rosa rossa, fiorita lassù

sempre più in alto; sale, si apre un sentiero fra i cespugli per

giungere alla luce, per non   morire, per offrire forse un  ricordo

a chi l’aveva posta a guardia di quella porta.

Un muretto a secco si diparte da quel rudere per avviarsi verso

il fiume.

Andavo un tempo a studiare in quel luogo silenzioso quando il

sole già caldo di primavera scaldava le pietre,

sedevo sul prato    appoggiata a quel muretto.

Il libro aperto sulle ginocchia, mi godevo quel tepore e la natura

nel “meriggiare pallido e assorto”, lontano ancora dalla “muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”.

              

                Meriggiare pallido e assorto,

                presso un rovente muro d’orto,

                ascoltare fra i pruni e gli sterpi

                schiocchi di merli, frusci di serpi.

                

                Nelle crepe del suolo o su la veccia

                  spiar le file di rosse formiche

                 ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano

                 a sommo di minuscole biche.

                

                 Osservare fra frondi il palpitare

                  lontano di scaglie di mare

                  mentre si levano tremuli scricchi

                 di cicale dai calvi picchi.

               

                  E andando nel sole che abbaglia

                 sentire con triste meraviglia

                 com’è tutta la vita e il suo travaglio

                 in questo seguitare  una muraglia

                 che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

                                                            

                                                              E.  Montale

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il pane e le rose

 

 

 

 

 

il pane è vita, non vi è nulla di più buono del pane;

si può vivere senza mangiare l’aragosta, le ostriche

o il paté di fegato d’oca,  ma  senza il pane…..

no,   sarebbe rinnnegare le radici,  perdere una

parte della nostra identità, il pane  è il filo  invisibile

che   accomuna le etnie;

com’è bello fare il pane! amalgamare gli ingredienti

con le mani, non provo il desiderio di possedere una

impastatrice, mi priverebbe della piacevole sensazione

di sentire la pasta diventare soffice, vellutata;

e  poi preparare  la legna…….seguire la lievitazione……

infornare   e  attendere  che il più buon profumo del

mondo si spanda  oltre al piazzale, avvolga il prato

e l’ortino,   si  sposi  con il profumo delle rose……..

 

 

 

 

lasciamo che lo sguardo

 

riposi un attimo sui colori dei fiori,

ritroveremo   un po’ di  luce

in questi giorni grigi e freddi,

ma non solo perchè manca il

sole……….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ho giocato

 

 

con gli acquarelli per dipingere un mazzo di fiori,

rose di macchia bianche, le prime viole  fra alberi

ancora spogli e foglie secche, un angolo di vigna,

un ricordo della laguna

 

 

 

L’oasi

 

 

 

 

 

di Crava Morozzo,  meta di una piacevole passeggiata,

in ogni stagione dell’anno offre spettacolo di colore e

di quiete,  in primavera  infinite sfumature di verde

fanno da cornice a fiori bianchi;  gli iris gialli in piena

fioritura si specchiano nell’acqua quieta, è un angolo

incantevole; si sta in silenzio per udire i fruscii, i tonfi,

i cinguettii, per indovinare  che cosa avrà provocato un

impercettibile fremito dell’acqua,   per godere  di

un’oasi di pace, è il caso di dirlo.

 

 

allegre crocette

 

 

per dire benvenuto ad un bimbo

giunto da poco…….

                           a   l’abordage !

 

bocche di leone

 

chi  non ricorda questo fiore che cresce spontaneo

sui vecchi muri, ai bordi delle strade, nei luoghi

aridi e sassosi?

Ha forma di labbra carnose che, se premute, si

aprono e ricordano veramente la bocca spalancata

di un leone,  lo facevamo da bambini per gioco……

tanto era un leone che non faceva paura!