i gioielli di Bergamo Alta

 

 

contemplare un’opera d’arte è un puro piacere,

dimenticando nomi, date, stili, periodi storici,

lasciare che il bello ci penetri,  assaporare la

delicatezza e la forza, l’armonia delle forme e

dei colori;  amare il bello non costa nulla, ma

dona ricchezza.

 

 

 

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Round Robin dell’estate

 

 

la mia amica Loredana, alias la comtesse, ha iniziato il

lavoro estivo ricamando il suo cottage, poi lo ha passato a

me ed ho aggiunto due alberi, uno per parte, all’ombra

dei quali “les brodeuses”potranno trascorrere piacevoli

momenti;  che cosa ricameranno le altre amiche  in

questo lavoro collettivo?  che cosa spunterà di bello

sul mio?    i Round Robin  sono molto coinvolgenti, ci  danno

gradite sorprese perchè  frutto del nostro gusto, della nostra

fantasia, del piacere di offrire un po’ di noi stesse.

Lori gradirà i miei alberi? me lo dirà al nostro prossimo

incontro, in uno di quei  piacevoli pomeriggi  a cui  noi,

amiche ricamatrici,  teniamo molto.

andando per Voze

a cercare qualche nascosto scampolo di  quel paese che Sbarbaro

amò tanto da dedicargli questi bellissimi versi

Voze che sciacqui al sole la miseria

delle tue poche case, ammonticchiate

come pecore contro l’acquazzone;

e come stipo di riposti lini

sai di spigo, di sale come rete;

-nell’ombra dei tuoi vichi zampa il gallo

presuntuoso; gioca sulla soglia

il piccolo con dietro il buio e il freddo

della cucina dove su ramaglie

una vecchia si china ad attizzare;

sulle terrazze splende il granoturco

o rosseggia la sorba; nei coltivi

strappati all’avarizia della roccia

i muretti s’ingobbano, si sbriciola

la zolla, cresce storto e nano il fico –

in te, Voze, m’imbatto nel bambino

che fui, nel triste bimbo che cercava

in terra mele mezze per becchime

buttate, tratto dall’oscuro sangue

a mordere ai rifiuti;

nel cattivo celato dietro l’uscio

che godeva d’udirsi per la   casa

chiamare da colei che lo crebbe

e si torceva presso lui non visto,

la povera le mani e supplicava

che s’andasse con pertiche  alla gora.

Quando bevuto egli abbia ad ogni pozza guasta,

più nessuno lo cerchi, per la casa

vuota

come in madre in te possa rifugiarsi.

Se l’occhio che restò duro all’uomo

s’inteneriva ai volti della terra,

nella casa di allora che inchiodato

reca sull’uscio il ferro di cavallo

portafortuna,

serbagli sopra i tetti la finestra

che beve al lapislazzulo laggiù

del mare, si disseta

alla polla perenne dell’ulivo,

Voze, soave nome che si scioglie in bocca.

                 

                    Camillo Sbarbaro

                    Rimembranze – 1955        

                  

      

 

Blowing’ in the wind

 

 

a Barolo, in Langa, ad ascoltare Bob Dylan.

Sera d’estate serena e senza vento, musica

che dalla piazza si incammina, nota dopo nota,

lungo le vigne fino sul crinale  che si staglia

nitido  contro  il cielo stellato, una musica

che ti scende nel cuore.

Mi sono ricordata di avere scritto, anni fa,

un pensiero su questa terra, l’ho ritrovato, ,

eccolo:

“Langa, nome  il cui suono evoca immagine di

struggente poesia, con i suoi paesini turriti, svettanti

oltre le brume novembrine del fondo valle, contro il

cielo terso.

I volti della gente di Langa, rigati dal sole e dagli anni,

stemperano la fatica sulla piazza la domenica, al suono

delle campane, sotto la tesa del cappello nero brillano

gli occhi nell’ombra.

Langa, nome che mi riporta l’immagine della luna e

dei falò, dei pampini arrossati, della fisarmonica e

del bicchiere di vino, delle voci concitate dei giocatori

di  morra, delle spighe e dei girasole,  della canicola

estiva, quando soltanto un cane si trascina sull’aia

in cerca  d’ombra.

Langa, terra amata nonostante la fatica, il sudore,

i timori, le bestemmie e la rassegnazione, amata di

amore vero, quello che  resta quando il fuoco

dell’innamoramento si è consumato.

nuvole

quante volte siamo stati con il naso all’insù ad osservare le

nuvole!

forme leggere in continuo mutare.

Quante sfumature di colore offre  una nuvola

che a sguardo distratto  appare  bianca o grigia!

Le nuvole ci possono essere compagne se i nostri occhi le

seguono nel loro camminare nel vento, ci invitano a

fantasticare,   sono belle le nuvole.

             

               Nuvole  

            

                Vanno

                  vengono

                  ogni tanto  si fermano

                  e quando si fermano

                  sono nere come il corvo

                  sembra che ti guardano con malocchio.

                 Certe volte sono bianche

                 e corrono

                 e prendono la forma dell’airone

                 o della pecora

                 o di qualche altra bestia

                 ma questo lo vedono meglio i bambini

                che giocano a correrergli dietro per tanti

               metri

               ……………………….  Fabrizio De André  

ancora una chiesa

 

 

 

 

 

in campagna, decorata con fiori bianchi

e azzurri in una bella mattina con il cielo

finalmente…… azzurro!

 

 

 

in una chiesa

 

 

affacciata sul mare, nel silenzio della campagna,

si udiva  il belato di  caprette,

il frinire delle cicale nell’aria calda,

il  canto del gallo sonoro e allegro,  chiacchierone le galline

rispondevano al suo richiamo  senza fretta, razzolando  qua

e la,  facendo le preziose tanto da sollecitare un altro  deciso

chicchirichì.

Mi   sono goduta questo bellissimo quadretto

tra una composizione e l’altra……..un pomeriggio davvero

da ricordare!