Lievito Madre

 

 

Quando, circa un mese fa, ne ho ricevuto un pugnetto in regalo da un amico, ero entusiasta e timorosa al tempo stesso, pensavo fosse molto difficile da utilizzare e conservare.

Mi sono avventurata nel magico mondo del Lievito Madre, ho provato e riprovato facendo, un po’ a lume di naso, le proporzioni con il lievito di birra che ho sempre usato per il mio pane e le mie focacce, ho letto molti articoli in merito che certamente mi hanno  dato buoni consigli, ma il Lievito Madre è  “vivo” e bisogna entrare in sintonia con esso per avere buoni risultati,  la cura che ripongo nella sua conservazione  mi regala impasti vellutati, morbidissimi. un vero piacere.

Lo conservo in frigorifero, chiuso nel barattolo di vetro,   eccolo

 

DSC_0002

 

prelevo la quantità necessaria al mio impasto, rinfresco la restante parte  per dare il giusto nutrimento ogni sei/sette giorni.

Il tempo di lievitazione è lungo, può essere anche molto  lungo se si ripone l’impasto in frigo e si lascia maturare da un giorno all’altro prima di riportarlo alla temperatura ambiente  e attendere che raddoppi il suo volume.

Ecco il  mio pane, fatto con una miscela di farina 0 e  semola di grano duro, impastato  ieri sera e infornato  oggi nel tardo pomeriggio

DSC_0020

gonfio e fragrante, profumato, sono proprio soddisfatta

DSC_0023

la mollica è morbida, la crosta sottile e croccante! buonissimo!!!

DSC_0027

il risultato mi incoraggia, proverò altre miscele, altre forme….. impastare  con le mani

è un momento magico.

Annunci

ricordando le mie maestre delle elementari

 

 

almeno una volta la  settimana si faceva il tema in classe.

Un titolo ricorrente era:  “parla di ciò che hai fatto negli ultimi giorni”.

Chi  non lo ricorda?   fingo di essere sui banchi di scuola e scrivo:

 

   Svolgimento

 

   L’inverno  ci ha regalato, fino a pochi giorni fa, un sole splendido, caldo come se la stagione fredda se ne stesse

raggomitolata in qualche nascondiglio, in attesa.

   Una passeggiata in campagna mi ha regalato la gradita sorpresa di una viola, in una culla di erba secca.

VIOLA

Avevo acquistato un mazzo di tulipani gialli  per fare una composizione.  Mi viene naturale rispettare nelle composizioni l’andamento delle stagioni,  non riuscirei, ad esempio, ad utilizzare le bacche di rosa di macchia

o di agrifoglio per una composizione primaverile.  Vedendo la viola,  annuncio di una primavera che verrà,

fra foglie ed erbe secche, ho pensato che i  freschi tulipani dovessero  stare vicino ai fiori di aglio essicati

proprio per dare l’impressione di guardare all’inverno con il pensiero già rivolto alla nuova vita, come in natura.

TULIPANIBLOG

TULIPANI E AGLIO 004

Ho spolverato gli abiti alle my dolls e le ho poste vicino al vaso per la foto, come si faceva quando eravamo

bambini.

Oltre alla passione per i fiori,  ho anche la passione per  la  farina; nella mia dispensa ne ho di molte qualità,

provo  miscele variando le proporzioni.

L’altro ieri, nella mia cucina, si   spandeva il buon profumo dell’impasto  che stava lievitando.

Ho realizzato un pane tipico siciliano a base di semola rimacinata di grano duro, cosparso in superficie di

semi di sesamo. E’ la “mafalda” siciliana, dal nome della principessa Mafalda di Savoia a cui è stato dedicato

questo pane semplice, molto saporito.

MAFALDINE ECC. 31.1 006

MAFALDINE

Uno sguardo dalla finestra e vedo, sul tetto che confina con uno dei balconi di casa,  gatto “pallotta”,

così ho battezzato un bel micio bianco e grigio dagli occhi dolci

PALLOTTA

In questi ultimi giorni mi sono regalata piacevoli momenti con il ricamo.

Avevo acquistato, forse un anno fa, uno schema che proprio mi piaceva; non mi decidevo mai ad iniziarlo

perché un po’ impegnativo: tante sfumature  significano tante matassine da gestire,  filo da cambiare e quindi

ago da infilare ogni momento. Per ogni cosa viene il momento giusto e l’ho iniziato, ne sono felice!

E’ un paesaggio dolce, che sa di fiaba, è The Voice of the Sheperd.  bellissimo.  Mi farà compagnia in questi giorni

che prevedono nevicate e nelle sere vicino alla stufa quando le braci rosse  riscaldano e rincuorano.

RICAMO 005

RICAMO 002

                                      Il tema di oggi finisce qui, chissà se la maestra mi darà un bel voto?!!

panta rei

 

tutto scorre,

tutto muta dentro e fuori noi che non siamo più quello che eravamo un attimo prima,

come noi il bosco muta di giorno in giorno, di ora in ora,  basta una nube, una folata di vento,

una goccia d’acqua e il bosco muta.

La pioggia non era ancora giunta a spogliare gli alberi quando ho fatto queste fotografie

 

ca da rena

 

il sole, nel tardo pomeriggio, accendeva le foglie del giovane castagno sul ciglio della strada e la chioma

di alberi più grandi, più giù, nella vallata

 

castagno

 

foglie in ca da rena

 

e contro il muretto a secco della vigna vecchia le foglie colore delle pietre si sono tinte di rosso mattone

 

alla vigna vecchia

 

il frassino, esile ed elegante, ha scelto le tonalità del rosa chiaro e del rosa antico per far da corona

al verde chiaro, al giallo pallido delle foglie prima di lasciarle cadere

 

frassino

 

panta rei, diceva Eraclito più di due mila anni fa,

tutto scorre, l’acqua del fiume ha incontrato un piccolo ramo, ha giocato con le foglie colorate, ha creato

un pupazzo? o forse un arlecchino, no forse è un grosso bruco

 

foglie d'autunno 015 - Copia

 

le piccole onde che il ramo genera in continuo lo accarezzano, lo mutano, lo trascineranno via e domani

non rimarrà che un minuscolo tronco spoglio, insignificante,

panta rei…….

una foglia galleggia sulla superficie del piccolo lago in un’ansa più quieta, la corrente oggi non riesce a

trascinarla con sé, è protetta dall’albero caduto,

 

sul bormida

 

forse domani l’acqua non lambirà più quell’angolo e la foglia si  poserà sulla sabbia con altre foglie,

altri rami, la sua forma e i suoi colori si confonderanno con altre forme, altri colori, tutto è un divenire.

Ho rifatto lo stesso percorso dopo i giorni della pioggia intensa,

ogni cosa era mutata, il bosco, il fiume, la voce della natura, il mio  sguardo, tutto.

Ecco fra i cespugli scuri e umidi, le bacche della fusaria! che belle!

Ne ho raccolto qualche stelo, ho trovato a terra ancora foglie dai bei colori e ne ho fatto un mazzetto.

Ah ecco,  ricordo di avere un fascio di rami di kiwi dalle forme bizzarre,  perché non utilizzarli?

proviamo, accostando anche alcune rose gialle per dare luce a queste giornate grigie, buie, piovose.

 

comp con kiwi e bacche 010 - Copia

 

comp con kiwi e bacche 005

al santuario dell’Eremita

 

CAMPANILE

 

c’era silenzio e frescura,

si udiva il ruscello e l’acqua della fontanella ai piedi dell’angelo

ANGELO

 

mi sono seduta sulle panchine di pietra all’ombra dei

platani

ALBERO 1

 

 

ALBERO 2

 

 

 

ho camminato,  lentamente,  sul prato che circonda la chiesa,

osservando

una porta chiusa e una ciotola di fiori

 

 

PORTA CHIUSA

 

alcune rose già un po’ sfiorite,

ne ho colto l’immagine per accostarla ad una vecchia finestra

 

2014-08-05 SANTUARIO EREMITA

 

un’altra rosa, lassù, accanto ai volti appena tratteggiati

 

2014-08-05 SANTUARIO EREMITA

una lampada dove un tempo forse si ponevano le torce accese

 

 

LANTERNA

 

intorno alla chiesa le ortensie fioriscono rigogliose al riparo dei raggi del sole,  una libellula che scelto un’ortensia bianca

per riposare, vi sosta un momento poi apre le fragili ali, percorse da un leggero fremito, prima  di riprendere a volare.

ho camminato nel silenzio rivolgendo il pensiero ad una persona gentile, dolce che per anni ha  amato e curato questo

santuario e poi è volata via, oltre la vita, silenziosamente come una libellula.

 

LIBELLULA

un sogno

 

 

     molti anni fa un caro zio mi fece dono di una “Vespa”,

    per anni mi ha fatto compagnia,

    insieme con lo zio Miro andavamo a fare piccole, indimenticabili gite,

    con pranzo nelle trattorie che incontravamo sul nostro percorso.

    Da tanto tempo non possiedo più quella “Vespa”, ma il ricordo e

    il desiderio di averne una non si è mai spento.

    E’ stato il pensiero di ogni inizio estate finchè  un mese fa, ricordo

    era l’11 aprile, sola, sola, zitta, zitta, in gran segreto sono andata

   a comprarmela.

   Ieri il mio sogno si è avverato,  eccola qua, la mia Vespa Primavera

VESPA 002 - Copia

    molto diversa dal mio vecchio,  caro cinquantino, mi piace tanto!

VESPA 003 - Copia

    che emozione!

    ho già fatto qualche  giretto, piano, con prudenza

    lungo strade conosciute

VESPA 004 - Copia

     la “Vespa” è un mito.

VESPA 008 - Copia         è stato proprio bello vederla arrivare, salirvi sopra,  e partire! non mi

sembrava vero!

 

Liguria

 

 

sulla

scarsa lingua di terra  che orla il mare

(C. Sbarbaro)

profumano le violacciocche

 

GABBIANI 003 - Copia

 

sembra non  avere radici il pino, le ha nascoste  nella terra magra fra gli scogli, e si affaccia al balcone sulle onde

GABBIANI 007 - Copia

i gabbiani  attendono prima di planare  giù per la scogliera posando le ali sul vento, come aquiloni

GABBIANI 026 - Copia

uniti quasi a formare un solo corpo i maestosi uccelli vivono il tempo del loro amore

GABBIANI 035 - Copia

GABBIANI 036 - Copia

  come    il suono dei singoli strumenti musicali si fonde in un’unica sinfonia, così la voce dei marosi e del vento si unisce al lamento

dei gabbiani, non un suono distinto si ode, ma una musica.

Si respira odore di salmastro, di mirto, di lentisco, di fiori che si nutrono di niente.

GABBIANI 011 - Copia

Una nicchia fra le rocce è un riparo per il nido

GABBIANI 044 - Copia

GABBIANI 045 - Copia

GABBIANI 019 - Copia

nel becco pagliuzze, fiori, pezzetti di legno,

l’occhio languido della tenerezza

GABBIANI 053 - Copia

  riposo e pensieri, chissà?  come possiamo sapere se i gabbiani pensano?

GABBIANI 054 - Copia

sopra secchi sterpi si erge il bel gabbiano dal bianco collo,

       lo stesso colore candido orla le ali, dipinge il nero della coda

       con leggere pennellate.

       Scruta l’orizzonte, non vi troverà certezze, soltanto speranze.

GABBIANI 056 - Copia

le castagne

 

 

quando più non speravamo di rivedervi, eccovi qua,

gradita sorpresa;

lucide e grassottelle, vellutate  come  la pancia del

riccio che vi ha custodite,

avete portato gioia al bosco che più non vi aspettava,

a molti animaletti che guarderanno all’inverno con

maggiore speranza.

 

castagne 006 - Copia

 

Mi ricordate le sere in cui si facevano le caldarroste sull’aia: un bel fuoco di braci con poca  fiamma, una grossa padella

bucherellata appesa alla catena e una mano esperta per “farle ballare” (così si diceva in gergo) affinché la cottura avvenisse

in modo uniforme.

Scintille si sprigionavano dalle braci  quando si attizzavano  rischiarando per un attimo i volti in attesa.

Nell’aria pungente del primo autunno si spandeva il caratteristico buon profumo.

Quando erano cotte si ponevano in una cesta ben coperte con un vecchio sacco di iuta al fine di farle ammorbidire, per

qualche minuto, non di più perché il desiderio di  assaggiarle era grande………. qualcuno arrivava con il fiasco del vino

novello che con le “arrostite”  ci va a nozze e magari anche con la fisarmonica……ed era festa!

 

CARAMELLINA 8 OTTOBRE 048 - Copia

qualche curiosità

se penso a Napoli vedo il mare, l’azzurro, magari le cozze, ma non le castagne eppure:

nessuna città può gareggiare con Napoli nell’arrostire le castagne”

e ancora:

in un invito a cena:

e per finire come leccornie ti serviremo dell’uva passita e, dalla dotta Napoli  partorite,

castagne a lento fuoco abbrustolite”

Carlo Valerio Marziale (40- 104)

castagne 001 - Copia

Voci precedenti più vecchie